La Rosa dei Colori: il Colore è lo Specchio della Consapevolezza

Vicky Wall
Vicky Wall

Nella sua autobiografia The Mirror and the Miracle (Trad. It. Guarire coi Colori) Vicky Wall, la fondatrice e l’innovatrice del sistema Aura-Soma® parla del linguaggio del colore come di uno specchio che offre la possibilità di riconoscere la nostra verità per rivelare la vera essenza dell’anima, i più profondi ed intuitivi aspetti di saggezza in noi, il Miracolo che Siamo.

Il colore è ovunque nelle nostre vite, ma non siamo consapevoli che esso riflette il nostro fattore di consapevolezza. La consapevolezza può essere definita come ciò che si manifesta in tutte le forme di percezione, in tutti gli aspetti di conoscenza ed è la consapevolezza che percepisce quello da cui siamo attratti: ogniqualvolta siamo consci di qualcosa quel qualcosa diviene la qualificazione della consapevolezza. La consapevolezza è la possibilità di sapere, del “Conosci Te Stesso”, del riconoscere le qualità e il potenziale che siamo.

Questo concetto costituisce il cuore della teoria del colore, ma richiama anche tradizioni di saggezza molto antiche, con i loro profondi insegnamenti, per supportare l’individuo nel processo di risveglio a se stesso.

La prima ruota dei colori è stata attribuita a Sir Isaac Newton, che nel 1706, collocò i sette colori dell’arcobaleno (dal rosso al viola), creati dal passaggio della luce attraverso un prisma, in successione naturale in un cerchio roteante. La rotazione del cerchio sfumava insieme tutti i colori così rapidamente da ricreare la luce/bianco da cui essi derivavano, formando quella che conosciamo oggi come la rosa dei colori.

Il cerchio e la ruota sono i più comuni simboli universali, rintracciabili in tutte le culture. Il cerchio raffigura il moto eterno perpetuo, il continuo divenire, l’eternamente presente, l’unità assoluta, il potenziale infinito, il Vuoto. Nei tempi antichi Dio era rappresentato come un cerchio, il cui centro era ovunque e la cui circonferenza da nessuna parte.

The Wheel of Dependent Origination
The Wheel of Dependent Origination

Secondo il Buddha la ruota (in Sanscrito chakra; in Tibetano ‘khor lo) era un antico simbolo indiano solare di potere, protezione e creazione. Originariamente era un’espressione degli insegnamenti dello stesso Buddha poiché Egli era colui che aveva messo in moto la ruota del Dharma, della trasformazione attraverso il suo stesso movimento e l’opportunità della liberazione dall’incessante ciclo del Samsara o Ruota di Originazione Dipendente, chiamata in sanscrito pratityasamutpada (प्रतीत्यसमुत्पाद) e nella lingua Pali paiccasamuppāda (पटिच्चसमुप्पाद).

“In Sanscrito la parola per originazione dipendente è pratityasamutpada. La parola pratitya possiede tre significati diversi – incontrare, contare e dipendere – ma tutti e tre, in termini concettuali, designano dipendenza. Samutpada significa manifestarsi. Pertanto il significato di pratityasamutpada è ciò che origina in dipendenza di condizioni, sulla base di presupposti, attraverso la forza delle condizioni” – Dalai Lama

Nel 1999 il Maestro Buddhista Zen Thich Nhat Hanh descrisse questo concetto nel suo libro The Heart of the Buddha’s Teaching, semplicemente come segue: Questo esiste perché quello esiste. Questo non esiste perché quello non esiste. Questo cessa di esistere poiché quello cessa di esistere.

Dal film Il Piccolo Buddha
Dal film Il Piccolo Buddha

Il principio di originazione dipendente è correlato alle Quattro Nobili Verità, che costituiscono un aspetto fondamentale dell’insegnamento del Buddha poiché la realizzazione di queste verità equivale alla comprensione della vera natura dell’esistenza, compresa la completa conoscenza di se stessi.

Nel suo primo sermone ai cinque asceti a Isipatana, vicino a Benares, chiamato Il Discorso che Mise in Moto la Ruota della Verità, immediatamente dopo il raggiungimento dell’illuminazione, il Buddha definì le Quattro Nobili Verità con frasi essenziali:

  1. La Verità di Dukkha
  2. La Verità sulla Causa di Dukkha
  3. La Verità sulla Cessazione di Dukkha
  4. La Verità sul Sentiero che conduce alla cessazione di Dukkha

Il Significato letterale di Dukkha, generalmente tradotto come sofferenza, è “quello che è difficile da sopportare” e abbraccia anche concetti più profondi come l’imperfezione, il dolore, l’afflizione, l’impermanenza, la disarmonia, il malessere, l’irritazione, la consapevolezza dell’incompletezza, l’insufficienza e l’insoddisfazione. La brama o il desiderio (Tahā) è la più tangibile ed immediata causa della sofferenza: ogni azione umana ha le proprie radici nel desiderio.

Il desiderio nasconde l’idea del non avere, dell’essere frustrati, della sofferenza. Significa privazione ad un certo livello poiché il volere qualcosa nasconde una sensazione di mancanza di quella cosa; vogliamo solo cose che non abbiamo. Per questa ragione il desiderio è per sua stessa natura intrinsecamente insoddisfacente. Dietro al nostro desiderio si trovano quello che i buddisti chiamano i tre veleni: l’ignoranza, l’attaccamento e l’avversione.

L’ignoranza è la mancanza di discernimento, il non comprendere la modalità delle cose; l’attaccamento è la brama o il desiderio di quello che ci piace; l’avversione è la repulsione per quello che non ci piace o per quello che ci previene dall’avere quello che ci piace.

La Rosa dei Colori
La Rosa dei Colori

Nel linguaggio del colore i tre colori primari (il blu, il rosso e il giallo) sono associati a queste tendenze, permettendoci di portare un aspetto della consapevolezza in un contesto visivo. Queste tre disposizioni non sono per loro natura negative, ma giocano un ruolo nelle nostre situazioni di vita quotidiane.

La loro correlazione con il colore offre la possibilità di riconoscere gli impulsi/reazioni da cui siamo guidati apportandoci la scelta di divenire sempre più consapevoli delle nostre azioni in ogni momento: Volere quello che non possiamo avere (Acquisitiva) si relaziona al Blu, Ricevere quello che non vogliamo (Avversa) si associa al Rosso, Non sapere distinguere tra le due, non sapere quello che vogliamo (Ignoranza) è collegata al Giallo.

Nel linguaggio del colore la soluzione ad ogni tendenza si trova all’interno della stessa energia che la alimenta: ogni veleno è il proprio antidoto, ogni colore contiene in se stesso la possibilità di un cambiamento di consapevolezza; l’energia è la stessa, scegliamo semplicemente in modo consapevole di utilizzarla in maniera diversa e iniziamo a relazionarci ad essa con presenza mentale, consapevolezza e accettazione – permettendo.

La Stella dei Colori con i tre primari al centro
La Stella dei Colori con i tre primari al centro

Quando vi è una predominanza di blu, dobbiamo praticare la fiducia e possiamo essere liberati dal bisogno di acquisire. Quando vi è una predominanza di rosso, dobbiamo praticare il distacco, con il non essere identificati con le differenti situazioni che viviamo. Quando il giallo è più evidente in una selezione di colore, dobbiamo praticare la consapevolezza per portare maggiore chiarezza, facendo amicizia con la confusione e col desiderio di controllare.

Al centro della ruota o rosa dei colori abbiamo la luce/bianco/chiaro, associato alla sofferenza e alla comprensione della sofferenza, che genera le tre tendenze o disposizioni. Nel linguaggio del colore il chiaro/bianco significa Assoluzione Karmica. Il termine assoluzione deriva dal latino absolvere che significa sciogliere dai legami, liberare da un’obbligazione, che, in questo caso, è la responsabilità karmica (responsabilità = capacità di rispondere).

Il Karma è la legge dell’Universo e porta la possibilità di imparare dai semi delle nostre azioni inconsce (guidate dal desiderio) del passato – che ora si manifestano quale conseguenza di quello che siamo – e di essere utilizzato per divenire più consapevoli e rispondere/agire in maniera nuova e qualitativa agli eventi della nostra vita sostenendo l’ordine naturale dell’universo: il Dharma.

IMG_0330Tra gli antichi simboli troviamo spesso il punto al centro del cerchio. Il punto rappresenta la Volontà, la Consapevolezza che si muove in avanti, che guida, che conduce la nostra azione. Questa icona è solitamente associata al SOLE, all’Anima e in numerologia al numero 1. Quando andiamo al centro, quando possiamo agire dalla volontà dell’anima, del sole interiore, dell’essere, non simo più guidati dal desiderio, dai quattro elementi (FUOCO, ARIA, ACQUA, TERRA) che innescano in noi sensazioni diverse e possiamo avere una nuova visione di chi siamo, del potenziale e dei talenti che abbiamo.

I colori che scegliamo sono la manifestazione di quello che abbiamo fatto, del modo in cui l’abbiamo fatto e del potenziale che possiamo divenire: possono essere un possibile veicolo per l’auto-riconoscimento e per il risveglio a se stessi.

Tutti i colori ruotano intorno al centro, tutti i colori derivano dai tre primari, tutti i colori riflettono la consapevolezza. Non vi è alcuna differenza tra quello che siete, chi siete, i colori che scegliete e da cui siete attratti perché essi riflettono la frequenza della consapevolezza che si nasconde dietro e sono lo specchio attraverso cui è possibile vedere il viaggio dell’anima attraverso il tempo.

Per gli antichi Greci, Iride, la Dea dell’arcobaleno, era il ponte che connetteva il Cielo e la Terra, Dio all’uomo, portando messaggi dal Divino e mantenendo la giustizia e l’ordine nel mondo.

Secondo la tradizione buddista l’arcobaleno congiunge il mondo di Samsara all’altro mondo della luce autentica e incolore della Conoscenza Pura poiché è il sentiero che separa il mondo terreno/profano dai regni superni e sacri. Per questa ragione l’arcobaleno è accomunato alla via degli Dei, che conduce al cambiamento della consapevolezza umana e all’assimilazione di Dio.

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