Il Concetto di Luce nei Tempi Antichi

lightNei tempi antichi la luce era considerata un dono dato all’uomo: il fuoco era stato donato da Prometeo e la vista da Afrodite, la dea dell’amore.

Quando gli animali da preda della Terra vennero creati, il Titano Epimeteo, il cui nome significa “ripensamento”, assunse l’incarico di dare ad ognuno di essi alcune facoltà per la propria protezione e sopravvivenza: alla tartaruga diede il suo guscio inflessibile, alla vespa il pungiglione, agli altri la velocità e l’astuzia. Quando arrivò all’uomo, non era rimasto nulla, lasciandolo “nudo”, scalzo, disagiato e inerme”.

Epimeteo perplesso si rivolse al suo saggio fratello Prometeo (il cui nome significa “intendimento”, il quale rubò a Zeus il dono del fuoco e lo portò all’umanità che ne utilizzò la luce per accendere la propria civilizzazione, la propria cultura e tecnologie.

Per la propria azione venne punito e incatenato sulle montagne del Caucaso dove ogni giorno il suo fegato, che rappresenta la sede della vita, veniva mangiato da un’aquila mandata da Zeus. Contemporaneamente il Dio mandò Pandora, un seducente automa modellato da Efesto, il claudicante artista degli dei, a Efimeteo con una scatola che egli accettò avidamente, ignorandone il malefico contenuto.

Quando Pandora la aprì contro la sua volontà, liberò sull’umanità la malattia, il lutto e il dolore così che il dono del fuoco, insieme a tutto quello che esso simboleggiava, fosse connesso all’onere della preoccupazione.

nature eyesSecondo Empedocle, la divina Afrodite, dea dell’amore, creò i nostri occhi dai quattro elementi greci della terra, dell’acqua, del fuoco e dell’aria, con dei piccoli passaggi con lo scopo di permettere che trasmettessero un sottile fuoco interiore attraverso la sua acqua per consentire la vista. La luce proveniva da dentro e procedeva dall’occhio verso l’oggetto osservato.

Poche centinaia di anni più tardi Matteo, l’evangelista, scrisse:

“La luce del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà pieno di luce; ma se il tuo occhio è mal disposto, tutto il tuo corpo sarà pieno di oscurità. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà quell’oscurità!” (Matteo 6:22-23).

La sua affermazione non è solamente metaforica, ma anche scientifica poiché a quel tempo la luce del sole era considerata avere un ruolo inferiore, una parte in tutto il processo; era richesto qualcosa di più, che era la luce del corpo.

Per Platone, che, come Empedocle, studiò la dottrina segreta di Pitagora, il fuoco nell’occhio emette una piccola luce che si fonde con la luce del giorno e origina un unico corpo di luce. Questo corpo diviene un collegamento tra gli oggetti del mondo e l’anima perché permette ai moti sottili di un oggetto esterno di passare, generando il senso della vista.

La mente dell’occhio non è passiva, ma il suo ruolo è realmente significativo nell’atto del vedere, come Goethe commenta nella sua stessa Teoria dei Colori (1910):

Se l’occhio non fosse della natura del sole, come potremmo vedere la luce? Se il potere di Dio e il nostro non fossero una cosa sola, come potrebbe la Sua opera incantare la nostra vista?

TheThirdEyeNelle Bhagavad-Gita, o canzone di Dio, il re è cieco e vede attraverso l’occhio del suo cocchiere e cousellor, i cui doni spirituali accrescono la sua vista.

In tutti questi insegnamenti antichi la luce del giorno fa strada alla luce della notte o cecità della vista interiore come scrisse Platone:

“L’occhio della mente inizia a vedere chiaramente quando gli occhi esteriori si affievoliscono”.

La natura della luce era chiara agli egiziani che credevano che lo sguardo del Dio-Sole Ra fosse la luce del giorno: stare alla luce del giorno significava stare alla vista del proprio Dio.

In nessun caso la luce era considerata una sostanza o una cosa, ma si credeva che fosse un potere del vedere, la possibilità di illuminare: era la vista di Dio. Era un aspetto di Dio e l’umanità condivideva in qualche modo la Sua natura.

Nell’Antico Testamento, il primo giorno Dio creò la luce; il quarto Egli “fece due grandi luci, la più grande per governare il giorno e la minore per governare la notte; e con esse egli creò le stelle”; poi plasmò l’uomo e la donna.

Nell’immaginazione cristiana la caduta dell’uomo venne causata dalla tentazione di Lucifero e solo il Cristo, la vera luce del mondo, può redimere l’umanità. In una tradizione apocrifa Lucifero e il Cristo erano originariamente fratelli, entrambi grandi angeli di luce. Una massima medievale enunciava Christus versus Lucifer, Cristo è il vero Lucifero, poichè il significato di Lucifero è “portatore di Luce”.

La caduta dell’uomo seguì la caduta del portatore della luce, Lucifero, e la nascita del Cristo portò luce nell’oscurità del mondo.

L’uomo porta la luce dentro di sè, ma, come disse Platone, solo chiudendo gli occhi egli vedrà la vera luce e poi vedrà con la luce di Dio.

“Usa la luce che è dentro di te per riacquistare la tua naturale chiarezza di visione” – Lao Tzu

Morning meditation, Vinogradov Illya / Shutterstock.com
Morning meditation, Vinogradov Illya / Shutterstock.com

Similar Posts

One thought on “Il Concetto di Luce nei Tempi Antichi

Lascia un commento

Il presente blog utilizza i cookies per migliorare la tua esperienza di navigazione. Navigando comunque in it.blog.cristianacaria.com acconsenti al loro uso. Informativa

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi